La chiave del progresso terapeutico.

Per ciò che abbiamo appreso crescendo, a partire dall'osservazione dei comportamenti dei nostri genitori e nucleo famigliare, o per gli eventi che ci hanno segnato e da cui abbiamo appreso nuove informazioni, siamo portati a pensare che ci sia un unico modo per ottenere i miglioramenti che speriamo, così come c'è una via preferenziale per "c'entrare l'obiettivo".

Molto spesso tentiamo ad ignorare o sottovalutare quanto allenamento ci sia dietro, gli imprevisti che potranno ostacolarci, partiamo con la massima motivazione e se lungo il cammino non vediamo già dei piccoli miglioramenti incoraggianti pian piano tendiamo ad abbandonare l'idea.

Talvolta invece, se non sentiamo fin da subito un bisogno impellente di cambiare, o cominciare qualcosa di nuovo, non ci proviamo nemmeno.

Il rischio in entrambi i casi è che perdiamo l'occasione di renderci conto anche di piccoli cambiamenti che possono già influenzare il dato ultimo su come ci sentiamo rispetto alla scorsa volta.

Questo perché siamo focalizzati in una mentalità "tutto o nulla" che concepisce come unici "steps" intermedi, tappe progressive di miglioramento. Questo, ad esempio, è anche uno dei motivi per cui le diete falliscono: ci diamo dei momenti di verifica a cui dobbiamo testare dei miglioramenti costanti, e se ciò non avviene pensiamo di sbagliare qualcosa. Diamo la colpa allo "sgarro" e usandolo come alibi, concludiamo che quel compleanno in cui non abbiamo mangiato bene abbia mandato tutto a rotoli. "Ormai non vale la pena continuare".

La verità è che non c'è dieta che non concepisca lo sgarro, non c'è percorso che non preveda ostacoli, non c'è miglioramento senza fasi di arresto.

La terapia, allo stesso modo, parte dal presupposto che nel processo tali momenti non solo siano presenti, ma necessari, al fine del cambiamento. Così come molti progressi avverranno probabilmente in momenti diversi dalla seduta stessa, proprio nel tempo che intercorre tra un incontro e l'altro, o nei periodi di stop.

Questo perché la mente ha bisogno di tempo per incamerare nuove informazioni, creare nuovi collegamenti sinaptici ed abbandonare quelli inutili. Ha bisogno di fare pulizia, spazio al nuovo, di entrare in una nuova ottica. 

Come agire per favorire il progresso terapeutico?

1. Restare in ascolto: di se stessi, dei propri pensieri ed emozioni quando ci troviamo immersi nelle situazioni che alimentano i nostri vecchi sistemi e processi mentali. 

2. Non lasciare che i nostri meccanismi automatici scelgano per noi. Prendere un bel respiro e fermarsi per riprendere il controllo prima di agire. Qualunque sia la nostra prossima azione sarà diversa poiché pensata, controllata, scelta, valutata. Anche nel caso in cui il nostro obiettivo sia "lasciar andare", limitare il controllo, possiamo scegliere di non scegliere e affidarci agli altri.

3. Prestare attenzione dei piccoli cambiamenti. Nessuno pretende che usciate dalla porta della seduta e siate altre persone, anche voi purtroppo avrete capito che non c'è nessuna bacchetta magica, ma magari basta una frase, uno sguardo, un dettaglio, per aver dato una svolta diversa ai vostri pensieri. Notatelo.

4. Ringraziatevi e siate pazienti. Congratulatevi con voi per ogni piccolo progresso, anche quando non è visibile all'esterno ma ne siete consci. Sapete riconoscere quanto vi è costato, per voi è un grande passo e presto anche gli altri cominceranno a vedere qualcosa che attualmente è cambiato solo dentro di voi.

Abbiate fiducia in voi e nel processo, parlatevi con gentilezza e rispetto. Portate i vostri passi ai colloqui, chiedete aiuto qualora vi trovaste in difficoltà, accettate l'idea che ogni passo avanti è preceduto da tre passi indietro.

Infine, ricordate che quando pensiamo di avere la chiave che risolve tutti i problemi, è a quel punto che non dobbiamo perdere di vista la realtà. 




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